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“Quel nero che reintroduce lo schiavismo”

Incontro con PAUL BEATTY
vincitore del Man Booker Prize 2016 con
Lo schiavista (Fazi)

Parlare di razzismo americano è profondamente diverso che parlare di razzismo europeo: nel secondo caso è fortemente legato all’immigrazione, nel primo ha a che fare con lo schiavismo, la segregazione, il senso di colpa che trascolora nella paranoia.

Lo sa bene Paul Beatty, lo scrittore afroamericano che di recente ha vinto il Man Booker Prize 2016 con Lo schiavista, edito da Fazi, e che fa tappa al Circolo dei lettori giovedì 17 novembre alle ore 18.30 per discuterne assieme al pubblico. In dialogo con lui, Martino Gozzi, direttore organizzativo Scuola Holden – Storytelling & Performing Arts.

Fin dall’incipit è chiaro che ci troviamo di fronte a un libro dotato di una forte carica comica e ipnotica: «So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente. Non ho mai evaso le tasse, non ho mai barato a carte. Non sono mai entrato al cinema a scrocco, non ho mai mancato di ridare indietro il resto in eccesso a un cassiere di supermercato»; di fronte a un’opera che il New York Times ha definito “il romanzo più cazzuto degli ultimi dieci anni”.

Il protagonista senza nome – conosciuto come Bonbon – de Lo schiavista è cresciuto con un padre psicologo che lo ha utilizzato come cavia per mettere alla prova le sue bizzarre teorie sul razzismo; quando questi viene ucciso dalla polizia di Los Angeles, il figlio reagisce diventando padrone di uno schiavo e reintroducendo la segregazione in un quartiere fittizio di Los Angeles chiamato Dickens. Paul Beatty guarda al proprio Paese, gli pone molte domande e lo dissacra, mettendo sull’incudine «coloro che si considerano neri», o meglio «negri», termine che dissemina e ripete nel testo fino a farlo diventare inoffensivo.

Una satira pungente sulla razza, la vita urbana e la giustizia sociale, un’esplosione di comicità giocata sul paradosso e sul funambolismo linguistico.

Sempre pubblicati da Fazi, L’uomo che scrisse il romanzo perfetto è la biografia meticolosa e coinvolgente curata da Charles Shields, noto per il suo talento nel raccontare le vite di scrittori come Kurt Vonnegut e Harper Lee, che fa luce sulla misteriosa storia di John Williams, autore di Stoner, a vent’anni dalla sua morte. Shields lo presenta al Circolo martedì 15 alle ore 21 in dialogo con Gianluigi Ricuperati; mercoledì 16 alle ore 18 Chiara Rapaccini, in dialogo con Elena Masuelli, giornalista La Stampa e Carlotta Vissani, giornalista F, presenta il suo ultimo libro Baires, definito dall’autrice stessa «un romanzo autobiografico, un noir, un libro di avventura, e perché no, un mistery. Non ultimo, una storia per bambini». Scritto con una lingua ironica e ricca di immagini che richiamano atmosfere tipiche del realismo magico, è la storia di una donna che in un viaggio in Argentina si spoglia di strati sovrapposti, convenzioni, certezze, narcisismi e sicurezze che, come bucce di cipolla, l’hanno avvolta per almeno metà della sua esistenza.