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PREMIO STREGA EUROPEO

La Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, in collaborazione con la Casa delle Letterature di Roma e il Festival Internazionale Letterature e con la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, rende omaggio alla cultura del vecchio continente e ai suoi legami con l’Italia promuovendo un’edizione speciale del Premio Strega, il riconoscimento letterario organizzato dalla Fondazione Bellonci e da Liquore Strega che dal 1947 viene assegnato a Roma a un’opera di narrativa italiana.

Concorrono ad ottenere il premio cinque scrittori recentemente tradotti e pubblicati in Italia che hanno vinto nei Paesi di provenienza un importante riconoscimento nazionale. Cinque voci rappresentative di tradizioni letterarie e aree linguistiche diverse, dunque, e cinque modi di esplorare le latitudini possibili del romanzo contemporaneo che ci restituiscono altrettante immagini del nostro essere cittadini dell’Europa.

Questi gli autori della Cinquina europea, selezionati dalle direzioni della Fondazione Bellonci e di Casa delle Letterature:

  1. Jérôme Ferrari (Francia), Il sermone sulla caduta di Roma, traduzione di Alberto Bracci Testasecca (e/o 2013), Premio Goncourt 2012.
  2. Marcos Giralt Torrente (Spagna), Il tempo della vita, traduzione di Pierpaolo Marchetti (Elliot, 2014), Premio Nazionale di Narrativa 2011.
  3. Georgi Gospodinov (Bulgaria), Fisica della malinconia, a cura di Giuseppe Dell’Agata (Voland 2013), Premio Nazionale 2012.
  4. Rosa Liksom (Finlandia), Scompartimento n. 6, traduzione di Delfina Sessa (Iperborea 2014), Premio Finlandia 2011.
  5. Eugen Ruge (Germania), In tempi di luce declinante, traduzione di Claudio Groff (Mondadori 2013), Deutscher Buchpreis 2011.

Il Premio Strega Europeo sarà conferito da una giuria composta dagli scrittori vincitori del Premio Strega Alessandro Barbero, Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, Antonio Pennacchi, Walter Siti e Domenico Starnone, dal direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea Lucio Battistotti, dal direttore di Casa delle Letterature di Roma e del Festival Internazionale Letterature Maria Ida Gaeta e dal direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi.

Nel giorno inaugurale del semestre di presidenza italiana UE, martedì 1° luglio, alle ore 21, i cinque candidati, parteciperanno all’incontro conclusivo del Festival Internazionale Letterature in Piazza del Campidoglio. Nel corso di questo evento, leggeranno ciascuno un breve testo sul tema della serata, L’Europa e le Metamorfosi, esprimendo una loro riflessione sul difficile ma nello stesso tempo entusiasmante percorso di costruzione di una comune identità europea e sul ruolo che possono svolgere gli scrittori e la letteratura dei vari paesi dell’Unione.

Giovedì 3 luglio, alle ore 21, nel corso della consueta serata  finale del Premio Strega al Ninfeo di Villa Giulia, il direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea Lucio Battistotti consegnerà al vincitore il premio, consistente in un assegno di 3.000 euro.

«Siamo felici di poter dare un contributo alla diffusione di alcuni fra gli autori più interessanti del panorama internazionale contemporaneo – commenta Stefano Petrocchi –. L’Italia è uno dei Paesi in cui si traduce di più, tuttavia il numero di titoli di autori stranieri pubblicati negli ultimi anni, anche per effetto della crisi, è in flessione. Questo Premio Strega speciale vuole essere, implicitamente, un invito ai nostri editori perché continuino a scoprire e a farci conoscere le eccellenze della narrativa europea. 

GLI AUTORI E I LIBRI IN CONCORSO

Jérôme Ferrari nasce nel 1968 a Parigi, è professore di filosofia e consulente pedagogico. Ha insegnato in Algeria, in Corsica e negli Emirati Arabi Uniti. Nel 2012 con Il sermone sulla caduta di Roma (e/o 2013) ha vinto il Premio Goncourt. Nel 2013 è uscito Balco Atlantico e nel 2014 Un dieu un animal (e/o).

Il sermone sulla caduta di Roma. Ognuno di noi durante la propria vita crea un mondo fatto di legami, di progetti e di sogni che si esauriscono con la propria morte. Così Marcel, che affronta la malattia, l’emigrazione, la seconda guerra mondiale, la colonia africana e la vecchiaia per poi morire nel suo paese, in Corsica, dove tutto ha avuto inizio. E così Matthieu, suo nipote, che due generazioni dopo, nella stessa cittadina corsa, si illuderà di trovare il suo posto nel mondo dietro il bancone di un bar. Ma anche la sua vita, fatta di vetro e di ghiaccio, presto crollerà. Bisogna credere nei mondi che creiamo? Bisogna illudersi che siano eterni? Un romanzo in cui si accavallano il mondo, i sogni, le speranze e le sconfitte di tre generazioni.

Marcos Giralt Torrente nasce nel 1968 a Madrid, si è formato come filosofo. È critico letterario per “El País” ed autore di vari libri, tutti tradotti all’estero, tra cui Parigi, vincitore del Premio Herralde, e Gli esseri felici (entrambi pubblicati da Fazi rispettivamente nel 2004 e nel 2008). Il tempo della vita (Elliot 2014), suo terzo romanzo, gli è valso il Premio Nacional de Literatura per la narrativa.

Il tempo della vita. In una prosa sospesa tra autobiografia e romanzo, tra narrazione e confessione, l’autore, completamente a nudo, indaga il senso profondo della relazione tra un figlio e un genitore. Questa materia, pericolosa e profondamente intima, quasi sfacciata, nella scrittura di Giralt Torrente diventa emozione, sorpresa e, soprattutto, letteratura capace di rivelare al lettore un significato universale. Il tempo della vita è la storia di una riconciliazione tra un padre e un figlio che, nonostante le reciproche chiusure, i silenzi, i lunghi periodi di separazione, non hanno mai davvero smesso di amarsi.

Georgi Gospodinov nasce nel 1968 a Jambol (Bulgaria). Poeta, prosatore e studioso di letteratura, oggi è considerato uno dei più noti autori bulgari. Con il suo primo romanzo, Romanzo naturale (Voland 2007), ha ottenuto il primo premio del concorso Razvitie per il romanzo bulgaro contemporaneo. Con Fisica della malinconia (Voland 2013) ha vinto il Premio Nazionale 2012. È tradotto in varie lingue.

Fisica della malinconia. Un ragazzo è affetto da una strana sindrome: soffre di empatia, è capace di immedesimarsi nelle storie degli altri. Inizia così un viaggio nel mondo del possibile, nel labirinto dei sentimenti mai provati, delle cose mai accadute eppure reali più del reale stesso. Questo “io” coraggioso e impertinente va e viene dal passato, fa incursione in un futuro di cui abbiamo già nostalgia, e ritorna con un inventario di storie sull’autunno del mondo, sui Minotauri rinchiusi in ognuno di noi, sulle particelle elementari del rimpianto, sul sublime che può essere ovunque.

Rosa Liksom nasce nel 1958 a Ylävaara (Finlandia). Scrittrice e artista, dopo gli studi di antropologia a Helsinki e a Copenaghen si è dedicata alle scienze sociali all’Università di Mosca, e da quel momento il mondo russo è entrato a far parte dei suoi romanzi. Con Scompartimento n. 6  (Iperborea 2014) ha vinto il Premio Finlandia 2011 ed è candidata al Premio del Consiglio Nordico 2013 e al Prix Médicis 2013.

Scompartimento n. 6. Mosca, anni ’80, sul leggendario treno della Transiberiana diretto a Ulan Bator, in Mongolia, due estranei si trovano a condividere lo stesso scompartimento: una timida e taciturna studentessa finlandese e un violento proletario russo dall’inesauribile sete di vodka. Con un realismo crudo che trasuda poesia, Rosa Liksom racconta l’incontro tra due destini, tra l’universo maschile e femminile, ma soprattutto il viaggio attraverso la fine di un impero che sembra sciogliersi in fanghiglia ai primi segni del disgelo, nel cuore di un popolo disilluso e fiero, rude e sentimentale, rassegnato e ribelle, che vive nella perenne nostalgia del passato e del futuro, nell’eterno sogno cechoviano “A Mosca! A Mosca!”.

Eugen Ruge nasce nel 1954 in Russia. Ha studiato matematica a Berlino ed è stato ricercatore presso l’Istituto Centrale di Geofisica di Potsdam. Prima di lasciare la DDR per la Germania Federale nel 1988, è stato sceneggiatore e regista per gli studi DEFA (Deutsche Film AG). Dal 1989 scrive e traduce per il teatro e il cinema. In tempi di luce declinante (Mondadori 2013) ha vinto il Premio Döblin (istituito da Günter Grass) per il romanzo e il Deutscher Buchpreis.

In tempi di luce declinante. Wilhelm e sua moglie, comunisti convinti, che tornano dal Messico nel ’52 per dare il loro contributo alla formazione del nuovo stato nella Germania Democratica. Il figlio Kurt, emigrato in Russia da dove fa ritorno portando con sé, assieme ai segni e agli incubi del gulag, una moglie russa che non si adatterà mai al grigio rigore della DDR e una suocera che si accontenta di vodka e conserve fatte in casa. E poi Alexander, il giovane nipote, che rischia di finire schiacciato da una soffocante nostalgia per i tempi che furono e che per questo fugge a ovest. Con straziante tenerezza e forte umorismo, Eugen Ruge cattura cinquant’anni cruciali della storia d’Europa in un’istantanea folgorante. Il ritratto di un mondo intero colto appena prima che la luce declini.

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