Festival delle Scienze (22-25 gennaio 2015, Auditorium Parco della Musica di Roma) dic11

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Festival delle Scienze (22-25 gennaio 2015, Auditorium Parco della Musica di Roma)

È il primo passo per intraprendere l’avventura della conoscenza: il dubbio. Sapere di non sapere, come nella filosofia socratica. E infatti, che cos’è la scienza, se non una sfida attraverso la porta dell’ignoto? Perché è proprio qui, sul bordo della conoscenza, affacciati sul mistero, che brucia la passione della scienza e di quella forza istintiva che ci porta ad essere quello che siamo. E che ci spinge a intraprendere il “folle volo”: per andare a vedere.

Ecco, allora, che questa decima edizione del Festival delle scienze, in programma da giovedì 22 a domenica 25 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, prodotto dalla Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con Codice. Idee per la Cultura, è la celebrazione dell’incertezza. Dell’ignoranza, anche: perché è proprio ciò che non sappiamo a fare da spinta propulsiva a domande sempre nuove. Sulla base di risposte basate sulle migliori evidenze ma, per la loro stessa natura, potenzialmente sempre errate. Non resta, allora, che imparare a essere a nostro agio nell’incertezza: anzi, “negative capability”, come la definiva il poeta John Keats. Ovvero, essere capaci di restare nel dubbio, senza ostinarsi a cercare frettolosamente spiegazioni. Ma allora, che rapporto c’è tra incertezza e indeterminatezza? E tra incertezza e caso? Cosa si nasconde dietro al concetto di infinito? E la materia oscura, i buchi neri? Come usiamo la segretezza nella politica?

Tra analisi scientifica, indagine filosofica e incursioni nel futuro che è già qui, il festival è un’avventura attraverso lectio magistralis, incontri, dibattiti, eventi per le scuole, mostre ed exhibit, spettacoli, con i grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale. Ma anche con filosofi, storici della scienza, scrittori, giornalisti, esperti, che indagano il significato delle domande che guidano il nostro cammino verso la conoscenza. Seguendo le parole del fisico Stephen Hawking: “Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione di sapere”.

Dopo l’inaugurazione istituzionale in programma giovedì 22 gennaio alle ore 10.30, alla quale prendono parte il Presidente della Commissione Turismo, Moda e Relazioni Internazionali on. Valentina Grippo e il Presidente di INAF Istituto Nazionale di Astrofisica Giovanni Bignami, è il fisico Carlo Rovelli, alle 18 in Sala Petrassi, ad aprire idealmente il festival con la sua lectio La scienza ci dà certezze? (introduce e modera Vittorio Bo): “L’unica strada per imparare qualcosa è partire dal riconoscere che non sappiamo”. Per raccontare che “Socrate girava per le strade di Atene ponendo domande a cui nessuno sapeva rispondere - spiega Rovelli - gli ateniesi hanno finito per metterlo a morte. Oggi è meno pericoloso indicare l’ignoranza di chi sostiene di conoscere verità; ma è altrettanto impopolare”. Ecco, allora, che è l’incertezza, la consapevolezza che ciò che non vediamo è immensamente più grande di ciò che vediamo, l’essenza stessa dell’essere umano. Con la costante consapevolezza dei propri limiti. Al Festival non solo fisica ma anche filosofia con il concerto/spettacolo Mare Ignotum. La paura della paura, in programma in Teatro Studio Borgna venerdì 23 gennaio alle 21, con la partecipazione di Maurizio Ferraris e interpretato da Patrizia Polia e dall’orchestra PMCE (Parco della Musica Contemporanea Ensemble) a cura di Oscar Pizzo.

Ma l’incertezza è misurabile? Calcolabile? È lo scrittore e accademico inglese Dylan Evans, venerdì 23 gennaio alle 16 in Sala Petrassi, a parlare di Risk intelligence. Come calcoliamo (male) l’incerto (introduce Simona Morini). Perché giocatori professionisti, meteorologi, speculatori finanziari, investigatori hanno un segreto: una dote finora sconosciuta, che Evans ha chiamato intelligenza del rischio. Usata per muoversi nelle zone d’ombra dell’incertezza, anche nelle piccole decisioni che prendiamo ogni giorno. È invece il grande matematico Marcus du Sautoy dell’Università di Oxford a raccontare al pubblico del Festival Numeri e incertezza (giovedì 22 gennaio alle 21 in Sala Petrassi; introduce Claudio Bartocci). Su come si possa cercare di Calcolare l’incertezza con precisione intervengono, sabato 24 gennaio alle 11 in Sala Petrassi, Jeff Leek, professore associato di Biostatistica e Oncologia alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, e David Hand, professore di Matematica all’Imperial College di Londra e autore di Il caso non esiste (introduce Jacopo Romoli).

La sete di conoscenza è da sempre la spinta a sporgersi verso l’ignoto: e cercare di svelare i segreti (ancora irrisolti) dell’Universo. Ecco, allora, che il pubblico del festival può penetrare quella “porta socchiusa” verso l’infinito. L’infinitamente piccolo, con Melissa Franklin, direttrice del dipartimento di Fisica di Harvard, che venerdì 23 gennaio alle 18 in Sala Petrassi conduce gli spettatori attraverso La misura dell’incertezza e l’incertezza della misura (introduce Mauro Dorato). E l’infinitamente grande: per chiedersi Cosa ancora non conosciamo e forse non potremmo mai conoscere nell’universo, sabato 24 gennaio alle 21 con John Barrow, professore di Scienze Matematiche a Cambridge, e Caleb Scharf, direttore del Centro di Astrobiologia della Columbia University (introduce Amedeo Balbi). Per delineare una scienza intera che è basata sull’impossibilità di una vera osservazione: la Cosmologia, che studia proprio un Universo del quale esistono intere porzioni che non potremo osservare mai. E tratteggiare una scienza dell’inaspettato, dai buchi neri agli “esopianeti”. Fino a scoprire che l’evoluzione stessa è basata su qualcosa di imprevedibile, con il paleontologo e biologo evoluzionista dell’Università del Kansas Bruce Lieberman e Telmo Pievani, esperto di teoria dell’evoluzione dell’Università di Padova, ne Il caso e l’incertezza nell’evoluzione della vita, sabato 24 gennaio alle 15 in Sala Petrassi (introduce Vittorio Bo).

La saggezza, spiegava Platone nell’Apologia di Socrate, consiste nel non illudersi di sapere ciò che non si conosce. Ma a quali rischi può invece portare l’assenza di dubbio? È su Il pericolo delle certezze che si concentra la lectio magistralis del filosofo della New School for Social Research Simon Critchley, sabato 24 gennaio alle 19 in Sala Petrassi (introduce Antonio Pascale). Sui concetti di Ignoranza e conoscenza, e su come si producano negli esseri viventi, si confrontano in dialogo domenica 25 gennaio alle 15 in Sala Petrassi Achille Varzi, professore di Filosofia alla Columbia University, e Stuart Firestein, direttore del Dipartimento di Scienze Biologiche della Columbia University (introduce Matteo Morganti). Perché conoscere non è solo accumulare informazioni: eppure, se le nostre scoperte si basano sull’esperienza, come definiamo – a parole – quello che non sappiamo? È Angelika Kratzer, docente al Dipartimento di Linguistica all’Università del Massachussets, che domenica 25 gennaio alle 17 in Sala Petrassi affronta Il linguaggio dell’incertezza. Come parliamo dell’incerto (introdotta da Paolo Santorio).

Quanto incide la conoscenza sul controllo della società? Su La guerra per la conoscenza si concentra nella sua lectio magistralis di domenica 25 gennaio alle 11 in Sala Petrassi Peter Ludlow, professore di Filosofia alla Northwestern University e studioso di questioni come i “cyber diritti” e le leggi e le strutture che governano anche le comunità virtuali: inclusi i giochi online (introduce Fabio Chiusi). Ma esistono certezze quando si parla di morale? Sulle (In)certezze su libertà e responsabilità si confrontano domenica 25 gennaio alle 19 in Sala Petrassi i filosofi Erin Kelly e, in collegamento Skype, Daniel Dennett della Tufts University (introdotti da Mario De Caro). Secondo il quale “le ricerche sul cervello non hanno dimostrato che la responsabilità morale sia un’illusione”. Ma allora, cosa la determina? È qui che forse inizia il mistero più affascinante – e insoluto – sull’essere umano.

Alle scuole sono invece dedicate una serie di iniziative patrocinate da Roma Capitale – Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità: nel laboratorio didattico Chi ha paura del buio?, a cura di INAF Istituto Nazionale di Astrofisica in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico di Roma in programma al mattino giovedì 22 e venerdì 23 gennaio, i ragazzi delle scuole elementari e medie possono fare nuove scoperte in compagnia degli scienziati di INAF – Osservatorio Astronomico di Roma. Giovedì 22 e venerdì 23 gennaio gli studenti delle superiori potranno invece assistere alla conferenza e proiezione Prossimamente… la scienza per sconfiggere il tabù della scienza in TV (a cura di INAF Istituto Nazionale di Astrofisica e RAI Educational). In programma per i ragazzi delle scuole medie anche un laboratorio di giornalismo a cura di Agenzia Ansa in cui è possibile seguire tutte le fasi della lavorazione di una notizia.

L’incertezza, durante i giorni del festival, è anche spettacolo: e un grande gioco. Nel Foyer Petrassi l’exhibit Indovina che?, due tabelloni, un mazzo di carte e la scienza che si mette in gioco ma non tira a indovinare. Nel Foyer Sinopoli Tutto quello che non so, un gigantesco exhibit multimediale e interattivo in cui basta scegliere un argomento per poter esplorare contenuti e buttarsi nell’ignoto (a cura di Davide Coero Borga, dmostra | la scienza prende forma).

Quello che non so è anche il titolo di una conferenza/spettacolo a cura di INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che conduce il pubblico in un viaggio alla scoperta di alcuni dei misteri più affascinanti della ricerca contemporanea, dalla supersimmetria alla materia oscura, dall’antimateria ai neutrini (venerdì 23 gennaio alle 21 in Sala Petrassi) con Fernando Ferroni, presidente dell’INFN, il fisico teorico Antonio Masiero e la ricercatrice Camilla Maiani (tra i protagonisti della scoperta del bosone di Higgs al CERN), la partecipazione in collegamento video di Fabiola Gianotti (che diventerà nel 2016 direttrice generale del CERN) e la voce narrante di Stefano Benni. È invece dedicato alla costanza dell’evoluzione e ai repentini balzi avanti della conoscenza la narrazione/spettacolo Natura non facit saltus, scientia facit di e con Giovanni Bignami prodotto da Media INAF (sabato 24 gennaio alle 21 in Teatro Studio Borgna). Perché cos’è la storia del progresso umano, se non un coraggioso salto nel buio?

Al Festival è in programma anche la mostra Meet LHC, dedicata ai 60 anni del CERN e al contributo italiano ai suoi successi, in cui si può ripercorrere la storia dell’LHC, il più grande e potente acceleratore di particelle mai realizzato (a cura di INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). Una vera e propria visita virtuale all’LHC e ai grandi rivelatori che misurano le proprietà delle particelle elementari è possibile durante la presentazione del libro Particelle familiari (Laterza) in programma sabato 24 gennaio alle 17 in Teatro Studio Borgna: con l’autore Marco Delmastro, fisico del CERN, e la giornalista Natascha Lusenti (introduce Jacopo Romoli).

Quest’anno ci si interroga anche ai fornelli con le lezioni di cucina di Carmelo Chiaramonte: domenica 25 gennaio alle 18.30 al Teatro Studio Borgna appuntamento con Mangiocomeparlo per esplorare il sapore in mutazione delle parole in uso tutti i giorni.

Come di consueto, infine, i microfoni di Radio3 Scienza tornano all’Auditorium Parco della Musica di Roma per dare voce, dal 23 al 25 gennaio, ai protagonisti del Festival delle Scienze.